Non so quasi nulla di taoismo. L'ho incrociato per caso, senza studi veri, senza libri e senza maestri. Eppure al primo impatto ho sentito una sintonia strana, una vicinanza non intellettuale, ma pratica. Come se certi tasselli che cerco da anni, il rapporto uomo-ambiente, la sobrietà, il benessere senza forzature, fossero già scritti da qualche parte, in una lingua che non conosco ma di cui intuisco il suono.
Filosofo non lo sono, e nemmeno esperto di tradizioni orientali. Vengo dalla tecnica, dalla programmazione, dal costruire cose che funzionano. E forse è proprio per questo che l'incontro con il taoismo, per quanto superficiale, mi ha colpito: non come una dottrina da studiare, ma come un riflesso di intuizioni che già avevo, solo più disordinate.
Prendiamo il rapporto con l'ambiente. Da tempo cerco un modo di stare nel mondo che non sia né dominio né sottomissione alla natura. Il progetto Montagna Sacra a cui ho aderito, l'idea di lasciare inviolata una cima, non per divieto ma per scelta volontaria, nasce proprio da lì: non servono sempre regole imposte dall'alto, a volte basta un gesto collettivo, una consapevolezza condivisa.
Ecco, quando ho letto per la prima volta del concetto taoista di wu wei, spesso tradotto come "non azione" o "agire senza sforzo", ho avuto un sussulto. Non si tratta di passività, ma di agire in armonia con il flusso delle cose, senza forzature. È esattamente la direzione verso cui tendo quando progetto strumenti, quando cerco soluzioni che assecondino i processi naturali invece di imporne di artificiali. Tecnologia che non aggredisce l'ambiente, ma lo ascolta.
Poi c'è il benessere personale. Per anni ho inseguito l'idea che stare bene significasse ottimizzare tutto: il lavoro, il tempo libero, persino il riposo. Ma la ricerca incessante dell'efficienza mi ha lasciato spesso svuotato.
Il taoismo parla di equilibrio, di accettare i cicli, di smettere di lottare contro ciò che non possiamo controllare. Non è una ricetta miracolosa, e qui siamo lontani anni luce dalle mode new age, ma un promemoria: siamo parte di un tutto, e provare a dominarlo è come nuotare controcorrente. L'ho sperimentato nei periodi in cui ho rallentato, in montagna, quando ho smesso di riempire le giornate di obiettivi e ho semplicemente camminato. Non serviva un libro per capirlo, ma trovarlo scritto in una tradizione millenaria mi ha dato la sensazione di non essere solo in questa ricerca.
E veniamo al denaro, un tema che mi sta a cuore. Vivo il lavoro come un mezzo, non come un fine. Ho sempre diffidato di chi trasforma il profitto in un'ossessione, ma anche di chi lo demonizza. Il taoismo non condanna la ricchezza, ma mette in guardia dall'attaccamento: possedere senza essere posseduti. È una leva potente per ripensare al mio rapporto con i soldi, che voglio come strumento per vivere, non come trofeo da esibire. Anche qui, nessuna soluzione magica, solo un invito a non farsi schiacciare da desideri che non sono veramente nostri.
Non sto dicendo che dovremmo tutti convertirci al taoismo. Non ne so abbastanza, e diffido delle conversioni improvvise. Però mi chiedo: e se provassimo a prendere sul serio qualche principio, senza dogmi, come semplici ipotesi di lavoro? Invece di correre per accumulare, potremmo chiederci cosa è davvero necessario. Invece di imporre alla natura i nostri schemi, potremmo chiederci come adattarci meglio ai suoi. Invece di anestetizzarci con il comfort, potremmo riscoprire il piacere di un passo più lento.
Questo articolo è una presentazione, non un saggio. Non so dove mi porterà questa curiosità. Comprerò un libro, leggerò qualche testo, guarderò qualche video su youtube (lo sto facendo anche in questo momento) magari scoprirò di aver frainteso tutto. Ma per ora mi basta l'intuizione: il taoismo assomiglia molto alle idee che già mi ronzano in testa, solo con parole più antiche e meno inquinate. Forse è solo un caso, forse no. L'invito è a guardare insieme, con occhi puliti, senza la pretesa di diventare esperti. Perché a volte le risposte che cerchiamo sono già lì, in attesa di essere riconosciute.

